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Luca Ferrari e il metodo Bending Spoons

Dal fallimento della sua prima startup alla quotazione di Bending Spoons al Nasdaq: il percorso di Luca Ferrari, tra disciplina, talento e ambizione globale.

Nell'estate del 2013 Luca Ferrari era probabilmente seduto negli uffici ormai vuoti di Evertale, la startup che aveva fondato con alcuni compagni di università e che non aveva funzionato. Erano rimasti in cinque, con 40 mila dollari avanzati dalla precedente avventura e un risultato facile da riassumere: un fallimento.

La nuova società prese il nome da una scena di Matrix, quella in cui un bambino piega un cucchiaio con la forza della mente: Bending Spoons suonava ambizioso e allo stesso tempo abbastanza assurdo da non prendersi troppo sul serio. Tredici anni dopo, quella società è arrivata al Nasdaq.

Al debutto, il 1° luglio, il titolo ha chiuso a 40,50 dollari, quasi il 40% sopra il prezzo di collocamento. Ma per capire Ferrari, e l'azienda che guida, la quotazione è un punto d'arrivo solo in apparenza. Il passaggio decisivo resta quel primo insuccesso, che lui ha definito «liberatorio»: la scoperta che lavorare molto, raccogliere capitali e avere persone brillanti intorno non basta. Serve scegliere il problema giusto e costruire un'organizzazione capace di imparare più in fretta degli altri.

L'ambizione come disciplina

Ferrari, classe 1985, appartiene a una generazione di imprenditori tecnologici italiani cresciuta guardando subito fuori dall'Italia.

Non ha costruito il proprio personaggio sul carisma del founder, né sulla promessa di un'unica invenzione destinata a cambiare tutto. Il suo linguaggio è più quello di un ingegnere: obiettivi, probabilità, allocazione delle risorse, qualità delle decisioni. Anche quando parla di ambizione, Ferrari la riconduce a un metodo.

L'idea alla base di Bending Spoons è infatti che i risultati eccezionali dipendano prima di tutto dalla concentrazione di talento. Per questo Ferrari ha fatto della selezione delle persone una responsabilità centrale. L'azienda cerca capacità analitiche, disponibilità a ricevere osservazioni dirette e velocità di apprendimento; poi affida problemi complessi a gruppi piccoli, con pochi livelli gerarchici. È una cultura esigente, convinta che un team ristretto di persone molto forti possa produrre più di un'organizzazione molto più grande.

Per Ferrari, il talento non è uno status acquisito, ma la capacità di rivedere le proprie idee quando i fatti le contraddicono. L'apprendimento continuo non coincide con corsi o slogan: è il funzionamento quotidiano dell'impresa. Si misura nella qualità dei feedback, nella rapidità con cui si corregge una scelta e nella disponibilità a non difenderla soltanto perché è costata tempo e fatica.

Dal prodotto all'organizzazione

Nei primi anni Bending Spoons ha sviluppato direttamente applicazioni per smartphone. Poi Ferrari e i suoi soci hanno capito che il vantaggio costruito non stava nella singola app, ma nella macchina organizzativa che permetteva di progettarla, distribuirla, monetizzarla e migliorarla. È da questa intuizione che nasce la strategia delle acquisizioni.

Evernote, Meetup, WeTransfer, Komoot, Vimeo, AOL ed Eventbrite sono marchi molto diversi, ma hanno un tratto comune: sono prodotti digitali conosciuti, con milioni di utenti e un potenziale che, secondo Ferrari, non era espresso fino in fondo. Bending Spoons li compra per tenerli, non per rivenderli dopo pochi anni, e interviene su tecnologia, prezzi, marketing e struttura. Al centro non c'è l'idea romantica di salvare un pezzo della storia di Internet, ma la convinzione che una buona organizzazione possa cambiare il destino di un prodotto maturo.

Questo approccio – capire quali aziende comprare e quanto profondamente trasformarle – ha dato finora risultati estremamente positivi, con ricavi passati da 387 milioni di dollari nel 2023 a 1,31 miliardi nel 2025 e una quotazione che ha raccolto 1,68 miliardi di dollari, offrendo nuove risorse per la crescita.

Un europeo impaziente

Se c'è un terreno sul quale Ferrari abbandona la consueta cautela, è il futuro tecnologico dell'Europa. Si definisce europeista, ma contesta al continente la frammentazione linguistica, l'eccesso di regole e la difficoltà di creare imprese della stessa scala di quelle americane.

La scelta del Nasdaq non è una fuga simbolica dall'Italia, ma la conseguenza di un ragionamento: l'azienda resta radicata a Milano, mentre cerca capitali, talenti e mercati ovunque siano disponibili. La sua ambizione non è costruire una startup italiana di successo, ma costruire dall'Europa un'impresa tecnologica globale. Essere europei, nel suo pensiero, non significa accettare una scala minore, ma competere senza complessi d'inferiorità.

È forse questo il tratto che lo definisce meglio: un'ambizione molto alta espressa con il vocabolario asciutto dell'esecuzione. Ferrari non propone una grande teoria sul futuro, ma un'organizzazione progettata per prendere decisioni, imparare dagli errori e ripetere il processo su scala crescente.

Il debutto al Nasdaq ha mostrato che il mercato crede, per ora, a questa promessa. La prova più interessante comincia adesso: dimostrare che il metodo può crescere senza trasformare la disciplina in rigidità, l'eccellenza in esclusione e l'efficienza in semplice riduzione dei costi. È su questo equilibrio, più che sulla prima giornata di Borsa, che si misureranno Luca Ferrari e la sua idea di campione tecnologico europeo.

Categoria: Tecnologia
Titolo: Luca Ferrari e il metodo Bending Spoons
Autore: Gabriele Ferraresi, giornalista