Il mondo spiegato in dieci capitoli
Perché sempre più libri scelgono di raccontare il mondo attraverso dieci mappe, cento oggetti o dodici partite di calcio?
La mappa delle fonti e dei percorsi dell’acqua dolce in Israele ci dice molto su cosa accade oggi in Medio Oriente, dove la scarsità idrica è strutturale. Già, ma cosa si intende per Medio Oriente e chi controlla davvero questa area cruciale del mondo? Una spiegazione efficace è offerta da un’altra delle cartine contenute nel libro Israele e Palestina in 10 mappe, scritto da Laura Canali, cartografa della rivista di geopolitica Limes, e pubblicato di recente da Marsilio.
Un volume che si inserisce, a partire dal titolo, in un filone che ha registrato un autentico boom negli ultimi tempi: quello della storia raccontata attraverso mappe, tempeste, partite di calcio, oggetti, confini o bicchieri. Una moda editoriale? In certi casi probabilmente sì. Ma più spesso è uno strumento narrativo che ci invita a osservare la storia da prospettive inconsuete, attraverso luoghi, confini e geografie capaci di offrire nuove chiavi di lettura.
Laura Canali parte da Cipro, storica porta europea sul Medio Oriente, e conclude il viaggio nel porto di Eilat, ai piedi della «ballerina che danza», come definisce la forma geografica di Israele. Ne nasce un percorso rigoroso e privo di giudizi, che dimostra l'efficacia di questa particolare forma di geostoria.
Il punto, però, è più ampio. Anche nel giornalismo la scelta di raccontare temi complessi attraverso un numero definito di casi, date o storie rende la narrazione più chiara e memorabile. Nella saggistica questa architettura può facilitare ulteriormente la comprensione, purché il numero non diventi soltanto un espediente per attirare l'attenzione.
L'idea di raccontare il mondo attraverso dieci mappe, cento oggetti o dodici partite di calcio nasce infatti da una constatazione: il lettore contemporaneo, abituato a una fruizione frammentata dei contenuti, tende a ricordare meglio episodi, immagini e storie che una narrazione lineare. La struttura per capitoli riduce il carico cognitivo e favorisce l'apprendimento. Basta osservare i libri scolastici, dove paragrafi, box e approfondimenti sono progettati proprio per mantenere viva l'attenzione.
Ricorrere a dispositivi narrativi forti è quindi diventato quasi una necessità. A patto che il lettore sia consapevole del patto implicito: non si tratta di spiegare tutto, ma di offrire una chiave di interpretazione.
È il principio che guida anche Storia del mondo in 10 tempeste di Vincenzo Levizzani (Il Saggiatore). L'autore, fisico dell'atmosfera e climatologo, mostra come il meteo possa influenzare il corso della storia senza pretendere di spiegarla interamente. Così la pioggia caduta prima di Waterloo o il tornado che colpì Washington nel 1814 diventano elementi che aiutano a comprendere eventi più complessi, senza ridurli a un'unica causa.
Più originale è invece Storia del mondo in 12 partite di calcio di Stefano Bizzotto (Il Saggiatore). Emblematica è la tregua di Natale del 1914, quando soldati inglesi e tedeschi interruppero per qualche ora i combattimenti per giocare una partita improvvisata tra le trincee. Un episodio che non cambiò il corso della guerra, ma raccontò una pagina di umanità destinata a rimanere nella memoria collettiva.
Tra i maggiori interpreti di questo modo di raccontare il mondo c'è poi Tim Marshall, autore di bestseller come Le 10 mappe che spiegano il mondo, I muri che dividono il mondo, Le 100 bandiere che raccontano il mondo, Israele e Palestina. La mappa che spiega la guerra e Il potere delle mappe (Garzanti). La sua forza sta nell'offrire una lettura della geopolitica che supera la prospettiva eurocentrica, portando al centro aree come il Sahel, l'Etiopia o persino lo Spazio.
Nella stessa direzione si muovono anche Storia del mondo in dieci imperi di Paul Strathern, Storia del mondo antico in 25 esplorazioni di Marcello Valente e I 47 confini che dividono il mondo di Jonn Elledge.
Alle origini di questo filone c'è però un titolo ormai classico: La storia del mondo in 100 oggetti di Neil MacGregor, pubblicato nel 2010. Allora direttore del British Museum, MacGregor ebbe l'intuizione di raccontare la storia dell'umanità attraverso cento reperti conservati nelle collezioni del museo: dalla pietra da taglio rinvenuta nella gola di Olduvai fino a una carta di credito islamica e a una lampada solare prodotta in Cina.
Prima ancora di diventare un libro, il progetto prese forma come una serie di cento trasmissioni radiofoniche della BBC, poi raccolte, ampliate e corredate da immagini.
L'ineludibile poesia delle cose, come la definisce MacGregor, dimostra che la storia può essere raccontata anche senza concentrarsi esclusivamente su grandi date, battaglie o personaggi. A volte sono proprio mappe, oggetti, tempeste o partite di calcio a offrire le prospettive più efficaci per comprendere il mondo.
Categoria: Cultura
Titolo: Il mondo spiegato in dieci capitoli
Autore: Sergio Bocconi, giornalista
