La nuova Grosvenor Square
L'hotel Rosewood nel progetto di David Chipperfield.
The Chancery Rosewood, hotel di lusso da poco concluso a Grosvenor Square, Londra, combina tre degli elementi più intrinsecamente british dell’architettura moderna e contemporanea: la “piazza”, il brutalismo e Sir David Chipperfield. Ma andiamo con ordine.
Lo abbiamo usato, ma in realtà il termine square non si traduce precisamente come piazza. La piazza italiana è infatti uno spazio pubblico, solitamente di origine antica, su cui affacciano gli edifici di rappresentanza del potere civile (il Comune) e religioso (la chiesa). Al contrario, una square londinese è circondata da residenze borghesi e ha al suo centro un giardino recintato – ricordate la celebre scena notturna di Notting Hill, con un impacciato Hugh Grant che fatica a scavalcare proprio il cancello di uno square e si lascia scappare numerosi “perdindirindina” (“whoopsidaisies” in inglese)? La square è un’invenzione assolutamente inglese. I primi spazi di questo tipo nascono nel ‘700 dalla lottizzazione di grandi proprietà immobiliari, proprio come Grosvenor Square, realizzata tra il 1725-1731 sui terreni del duca di Westminster. La loro caratteristica fondamentale, sul piano visivo, è l’uniformità: vi si affacciano schiere di case tutte uguali, progettate da uno stesso architetto e costruite in blocco. Poche square londinesi si sono conservate intatte fino ad oggi – è il caso della splendida Bedford Square, nel quartiere di Bloomsbury che fu dell’élite intellettuale. Grosvenor Square, ad esempio, è cambiata moltissimo, con una traiettoria simile ad altre square del quartiere nobile e altoborghese di Mayfair, in cui si trova. Quasi tutte le case originarie sono state distrutte o pesantemente modificate. Soprattutto, negli anni ’60 il suo intero lato ovest è stato rimpiazzato da un unico edificio, imponente e per nulla mimetico: l’Ambasciata degli Stati Uniti (1960), uno degli ultimi progetti del celebre architetto finno-americano Eero Saarinen (1910-1961).
La presenza statunitense nella piazza risaliva agli anni ’30, quando l’ambasciata si era stabilita nelle case esistenti sul suo lato nord. Qualche anno più tardi, il trasferimento nell’edificio di Saarinen le conferisce una nuova immagine urbana, più esplicita e monumentale. Saarinen è figlio di Eliel, noto architetto finlandese di inizio secolo, famoso per l’imponente stazione centrale di Helsinki (1919), tra i più alti esempi di architettura art déco nordica. Anche Eero deve la sua fama mondiale a un edificio-infrastruttura legato al mondo dei trasporti: il futuristico TWA Terminal dell’aeroporto JFK di New York, completato appena dopo la sua morte, nel 1962. Alla formosità e al candore del terminal modernista, l’Ambasciata degli Stati Uniti contrappone scelte stilistiche più vicine alla corrente brutalista inglese. La riflessione e la sperimentazione sul brutalismo sono uno dei momenti più alti della cultura architettonica inglese del Novecento. La rinascita di Londra dalle bombe del blitz tedesco si realizza anche e soprattutto attraverso una serie di edifici che condividono alcune caratteristiche di base, comunemente considerate brutaliste: l’uso abbondante di cemento armato a vista, l’assenza di rivestimenti degli elementi strutturali e talvolta anche di quelli impiantistici, le geometrie possenti e scultoree. La più famosa di queste architetture è l’immenso, complesso, super-stratificato Barbican Center, nella zona nord della City, dello studio Chamberlin, Powell and Bon. L’Ambasciata degli Stati Uniti è parte di una costellazione di edifici brutalisti di dimensione più ridotta, che ha trasformato diffusamente il paesaggio urbano londinese tra gli anni ’50 e ’70. Si distingue per il suo volume massiccio e squadrato, per le robuste cornici delle sue finestre – che sono, però, di pietra Portland – e per la struttura di travi e pilastri che si mostra in facciata.
Dal 2016, Sir David Adam Chipperfield ha lavorato alla sua ristrutturazione e riconversione in un hotel di grande lusso: The Chancery Rosewood. Il tema del progetto è complesso, anche perché l’edificio è protetto come monumento storico – “Grade II listed”, secondo la classificazione britannica –, e Chipperfield è l’architetto giusto per affrontarlo. Classe 1953, è la figura di spicco di una generazione di progettisti inglesi che, tra gli anni ’70 e ’80, ha ricercato possibilità di espressione alternative alle due correnti allora più in voga: il postmoderno storicista – che, in Inghilterra, fu ad esempio di James Stirling (1924-1992) – e l’high-tech, dei suoi maestri Richard Rogers (1933-2021) e Norman Foster (n. 1935). L’architettura di Chipperfield è sobria e composta, riflette sull’espressività della materia stessa e non sulla sua decorazione, dialoga in maniera sottile con le preesistenze e il contesto, senza imporsi su di essi per la sua originalità. È un’architettura minimalista, perché basata su azioni ed elementi tutti essenziali, ma anche un’architettura sottilmente monumentale, per il suo ordine intrinseco e perché preferisce la regola all’eccezione. Architetto globale, Chipperfield ha costruito moltissimo a Londra, dove si è occupato, tra le altre cose, del piano complessivo per il restauro e la ristrutturazione dell’edificio ottocentesco della Royal Academy of Arts (2008-2018).
Il suo progetto per The Chancery Rosewood è un’ulteriore riprova dell’abilità e delicatezza dei suoi interventi sull’esistente. Più di 5.000 elementi sono stati smontati, puliti e ricollocati sulle facciate, che sono state sostanzialmente ricomposte nel loro aspetto originario. Le modifiche più consistenti si sono concentrate al piede dell’edificio e sul suo coronamento. Al piano terra, l’hotel ha ritrovato il suo rapporto con lo spazio pubblico, diventando un vero e proprio “palazzo nel parco”, come lo aveva concepito Saarinen. Sono state eliminate le strutture di protezione dell’ambasciata e sono stati collocati qui un bar e un ristorante aperti alla città. All’interno, la rimozione delle partizioni aggiunte nel tempo ha svelato la continuità del caratteristico soffitto a griglia diagonale (diagrid ceiling, nella definizione di Saarinen), che è diventato il filo conduttore visivo tra le varie aree pubbliche e collettive dell’hotel: oltre al bar e al ristorante, anche la reception, la lounge e uno spazio multifunzionale. Ad essi si aggiungono la sala da ballo e la spa, al piano interrato. Al di sopra dei piani delle camere, disposte attorno a un nuovo atrio centrale, Chipperfield ha alzato l’edificio di un livello. Direttamente ispirata a un disegno di Saarinen, la sopraelevazione è concepita come un coronamento, diverso dai piani inferiori per la sua altezza maggiore e per il ritmo più disteso delle sue campate. Sul tetto piano si poggia un padiglione, arretrato rispetto al filo delle facciate e invisibile dalla strada, che ospita le suite e una selezione di programmi collettivi, panoramici su Grosvenor Square e sul vicino Hyde Park. The Chancery Rosewood è un esempio riuscito di riconversione e aggiornamento agli standard contemporanei – anche tecnico-energetici – di un’architettura novecentesca di qualità. Questo progetto colto e raffinato conferma sia le doti di Chipperfield d’interprete della Londra contemporanea, sia la persistente coolness dell’estetica brutalista della seconda metà del secolo scorso, che non è mai stata così chic.
Categoria: Architettura e Design
Titolo: La nuova Grosvenor Square
Autore: Alessandro Benetti
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