Groenlandia, dove il mondo si avvicina
Da saggi di geopolitica a romanzi sull’identità inuit: i libri che spiegano perché la Groenlandia conta oggi.
Verrebbe da chiedersi: cosa c’entriamo noi con l’Artico e in particolare con la Groenlandia, terra di ghiacci con nemmeno 60 mila abitanti e a oltre 8 ore di volo? Sarebbe una domanda sbagliata. Perché le mappe e i mappamondi possono trarre in inganno: se, come facciamo sempre, osserviamo il mondo partendo dall’Europa, l’America (alla nostra sinistra, a Occidente) e la Russia (alla nostra destra, a Oriente), sembrano molto lontane. Ma se cambiamo il punto di vista, e partiamo dal polo nord, la geografia cancella questa impressione sbagliata: America e Russia quasi si toccano, sono vicinissime. E la più grande isola del mondo, la Groenlandia appunto, che guarda a Canada, Europa e Russia, è lì, quasi a far da sentinella sul Mar glaciale artico che, grazie ai cambiamenti climatici, sta diventando sempre meno glaciale e più percorribile dalle navi “normali” (per intenderci: quelle che non sono rompighiaccio).
Il più attento alla progressiva e irreversibile rivoluzione delle rotte, e alle conseguenze geopolitiche, è stato il presidente degli Stati Uniti Donald Trump che, sia durante il suo primo mandato sia all’avvio del secondo, ha manifestato la ferma volontà di conquistare, acquistare, annettere, militarizzare, la Groenlandia. Quasi un paradosso per un fermo negazionista come lui: sono i cambiamenti climatici, dei quali non riconosce gli effetti devastanti, ad aprire anche nuove opportunità commerciali, a rendere necessario assicurarsi per tempo la proprietà delle terre rare, abbondanti ma difficilissime da estrarre oggi in Groenlandia per le condizioni climatiche, e ad accelerare un riposizionamento strategico delle risorse militari e di difesa.
L’attenzione gridata di Washington ha avuto diversi effetti collaterali, prevedibili e in parte anticipati dall’evidenza del clima più mite e dei ghiacci che si sciolgono. Prima di tutto Nuuk, la capitale della Groenlandia, che ospita un terzo degli abitanti del Paese, è finita sotto i riflettori: difficile dire quanto fosse popolare solo qualche mese fa. Tra l’altro è stato aperto da poco il nuovo aeroporto internazionale e presto si aggiungeranno altri due scali, destinati a ospitare anche voli diretti da Stati Uniti e Canada. Il turismo ha poi allestito nuove destinazioni: le crociere artiche hanno registrato un’impennata di partecipazioni e molto richieste sono oggi quelle dirette alle Svalbard, isole norvegesi a cavallo dell’80° parallelo, a circa mille chilometri dal Polo Nord. Non poteva mancare infine un discreto fiorire di pubblicazioni di vario tipo su poli, iceberg, orsi e così via.
Anche in Italia - Paese che ha appena presentato le nuove strategie verso l’Artico e si è offerta di ospitare in questi giorni la Arctic circle forum-Polar dialogue 2026, cioè la riunione della rete di dialogo e cooperazione su Artico e ghiacciai - sono così “spuntati” in libreria saggi informati e, come si usa dire in linguaggio giornalistico, “sul pezzo”. Come La legge del Nord di Marty Thompson-Jones, esperta di sicurezza, edito da Luiss University press; Baltico di Oliver Moody, corrispondente da Berlino per il Times, edito da Marsilio; Guerra bianca di Marzio Mian, che ha fondato con altri giornalisti internazionali la società non profit The Artic times project, pubblicato da Neri Pozza; Iperborea, casa editrice storicamente dedicata alla cultura scandinava, ha poi dedicato all’Artico il primo numero del 2026 della rivista di viaggi The Passenger.
Il fenomeno-Grande Nord ha coinvolto anche letteratura e intrattenimento. In anticipo, ma non per questo meno sull’onda dei fatti, è stata la serie tv danese Borgen, che nel 2022 aveva previsto che la Groenlandia sarebbe finita al centro dello scacchiere mondiale. Un ritorno sugli schermi in Italia dopo un lungo oblio. Su Artico e dintorni solo stati prodotti nel mondo, anche di recente, numerosi film e documentari che però non sono entrati nei nostri principali circuiti cinematografici o di streaming, con poche eccezioni come Against the ice, film su una spedizione danese in Groenlandia nei primi del Novecento, prodotto nel 2022 e disponibile su Netflix. Non sono praticamente girati da noi invece Nuummioq, forse il primo lungometraggio groenlandese, realizzato nel 2009, o Endless Night (2015) diretto da Isabel Coixet con, fra i protagonisti, Juliette Binoche. Per ritrovare titoli di una certa importanza anche in Italia bisogna tornare al 1997 con Il senso di Smilla per la neve, una sorta di thriller artico filosofico (filone attualissimo e florido anche oggi) tratto dal libro bestseller di Peter Høeg edito da Mondadori nel 1994. E per il resto bisogna far conto sulla memoria dei boomer, che soli possono ricordare reperti cinematografici come Ombre bianche, del 1960, Base artica zebra o La tenda rossa, che risalgono al 1968 e 1969.
Nel libro di Høeg la Groenlandia viene definita, tra l’altro, il Paese in cui ci sono dieci modi per dire neve. Ma la neve è solo un dato di fatto nel romanzo Una notte a Nuuk, di Niviaq Korneliussen, edito sempre da Iperborea. Un romanzo di formazione: è il primo dell’autrice e, sebbene sia stato pubblicato in Italia nella seconda metà del 2025, è uscito nel 2014 con il titolo Homo sapienne, che in Kalaallisut, cioè in groenlandese ufficiale, può significare “uomo sapiente” o anche, se unito in un’unica parola, omosessuale (fonte: Google traduttore). La narrazione è tutta inserita nella comunità Lgbtq+, e attraversa bar e discoteche di Nuuk, fra alcol (e forse altro), musica, sesso, amore, coscienza e incoscienza di sé, smarrimenti. La prosa è asciutta e a volte ruvida, l’autrice indugia parecchio nel riportare dialoghi in chat e nell’utilizzare vocaboli e frasi in inglese: ma non è un vezzo, è così davvero perché, soprattutto fra i giovani groenlandesi, il mix è una consuetudine. Particolare che va letto nel contrasto interiore palese fra sentirsi pluri-cittadini: di una nazione indipendente, di una autonoma ma non indipendente, di una parte del Regno di Danimarca e di una ex colonia. L’identità vacilla, tocca gli estremi dell’orgoglio e della vergogna, si compiace e si dispiace nell’alterna consapevolezza di essere inuit e danese. In Una notte a Nuuk c’è tanta rabbia, è «l’isola della rabbia», ma è una rabbia contro se stessi che non sembra produrre inevitabilmente rassegnazione. E, anzi, il libro si chiude in una speranza d’amore coltivata in una notte «primaverile quieta». La luce è tenue, ma è luce.
Diversamente, ne La valle dei fiori, scritto da Korneliussen nel 2020 e pubblicato in Italia sempre da Iperborea nel 2023, la luce si spegne. Il velo che la copre accompagna la protagonista, che resta senza nome perché l’identità è il baratro: il velo, scuro anzi nero, è il suicidio. La Groenlandia ne ha il primato: 75-80 ogni 100 mila abitanti, contro una media mondiale di 9-10. La giovane ragazza racconta il suo “viaggio al termine della notte” con una specie di conto alla rovescia: si inizia da 45: «Donna, 38 anni, impiccata». Nient’altro. Ma lentamente i numeri scivolano e le storie sono sempre più dettagliate. E verso la fine riguardano lei. Era partita per studiare in Danimarca, con timore ma anche con l’attesa di un futuro. Attesa che si infrange nella valle dei fiori, che di inverno sono di plastica, accanto alle croci del cimitero. L’amore, questa volta, partecipa alla sua condanna: è lei a tradire e lasciare la sua compagna; ed è sempre lei a rendere impraticabile la fuga in Canada, che forse l’avrebbe salvata. Siamo al numero 1: «Sono pronta. Dopotutto è la mia vita».
Perché tanti suicidi, soprattutto fra i giovani? Si chiede la protagonista, che cerca una risposta su Google. La mancanza di luce? Non appare il fattore scatenante. Anzi, la frequenza cresce in primavera e in estate. È invece documentato, scopre, che i suicidi sono aumentati dopo il periodo coloniale, la cui fine ufficiale risale al 1953. E qui torna il tema dell’identità. Lei, la ragazza della valle dei fiori, si sente e viene percepita diversa in Danimarca: il colore dei capelli, gli occhi, la pelle, la dieta, l’istruzione e la cultura sono confini che non cedono all’integrazione. Si rivolge anche a una delle Case dei groenlandesi, centri di aggregazione e supporto diffusi in Danimarca, ma non riceve un adeguato conforto. Gli inuit si sentono abitanti di una nazione mancata, nonostante la progressiva autonomia. I danesi ne avvertono la responsabilità, dedicano risorse, fino a distribuire sussidi che assomigliano a un reddito di cittadinanza, ma sono ricaduti in pratiche coloniali anche molto pesanti. Copenhagen ha chiesto scusa due volte: nel 2022 per l’esperimento compiuto negli anni Cinquanta su bambini groenlandesi portati in Danimarca per essere integrati, e nell’agosto 2025 per la contraccezione forzata di donne e ragazze inuit, praticata fra gli anni Sessanta e Novanta.
Con La valle dei fiori Korneliussen vince il Premio del Consiglio Nordico, il principale premio letterario destinato a scrittori scandinavi. È la prima autrice groenlandese ad aggiudicarselo. Quando va a riceverlo ricorda i suicidi e dice di aver provato a scrivere un discorso indirizzato ai leader del suo Paese, ma «è come parlare con un muro». Lo dedica invece ai giovani che trovano «la forza di vivere un giorno in più, nella speranza che domani andrà meglio». Nuuk oggi è un cantiere a cielo aperto. Domani andrà meglio? Molto dipende da chi sarà a scrivere la risposta.
Categoria: Cultura
Titolo: Groenlandia, dove il mondo si avvicina
Autore: Sergio Bocconi
