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La nuova icona di Parigi è un triangolo

La Tour Triangle: il grattacielo che sta cambiando lo skyline (e il dibattito) della città.

A Parigi stanno per concludersi i cantieri del primo grattacielo triangolare della storia: la Tour Triangle (letteralmente Torre Triangolo) del duo svizzero Herzog & de Meuron. Per la verità, negli ultimi anni gli edifici alti variamente ispirati alla geometria del triangolo e a quella affine della piramide si sono moltiplicati in tante città del mondo. Ha già più di dieci anni The Shard, l’elegante “scheggia” di superfici vetrate inclinate progettata da Renzo Piano Building Workshop a Londra e completata nel 2012. Suo quasi coetaneo è l’appuntitissimo West 57th Street di Bjarke Ingels Group a New York (2010), modellato come un quarto di piramide, la cui facciata obliqua precipita vertiginosamente verso le acque dell’Hudson. Proprio Parigi, poi, ospita la più famosa struttura alta triangolare del mondo moderno, ormai storica, un’impalcatura più che un edificio: la Tour Eiffel dell’ingegnere Gustave, eredità leggendaria dell’Esposizione Universale del 1889. L’architettura di Herzog & de Meuron – che, questo sì, è la primissima a chiamarsi come la sua forma – si vuole la declinazione più “pura” del tema della torre triangolare, di cui esplora le potenzialità spaziali e formali in maniera rigorosa ed audace.

La Tour Triangle è alta 178 metri e ha una base di 162 metri di larghezza e 54 metri di profondità. Le sue proporzioni la rendono, di fatto, un ibrido tra la tipologia della torre e quella della stecca. Situata in prossimità della Porte de Versailles, al confine sud-ovest di Parigi, sorge isolata, ma dialoga a distanza con altre torri solitarie. È il terzo vertice di un triangolo – manco a dirlo! – di landmark alti, distribuiti nel paesaggio della Rive Gauche, dove si aggiunge alla stessa Tour Eiffel alla Tour Montparnasse (1969-1973) –monolite asciutto e cupo a fianco della stazione omonima, mai veramente amato. Adiacente al périphérique, l’anello autostradale che circonda la città, si mostra agli automobilisti come una gigantesca pietra miliare, in maniera simile al Palazzo di giustizia di Renzo Piano Building Workshop (2011-2017), a nord-ovest, e alle Tours Duo di Ateliers Jean Nouvel (2017-2022), a sud-est. È proprio il suo posizionamento nella città densa a motivare la sua silhouette così specifica: l’inclinazione delle facciate evita un “effetto-tappo” all’interno di un paesaggio soprattutto orizzontale, scongiura la percezione dal basso di una massa costruita troppo incombente e limita le ombre portate sull’intorno. Al tempo stesso, il progressivo allargamento dalla sommità alla base permette di ottenere una superficie calpestabile totale notevole, di quasi 100mila metri quadri. Al suo interno, si distribuisce un programma decisamente vario, che comprende 70mila metri quadri di spazi per uffici e un hotel con 128 camere, un centro culturale e un centro medico, tra le altre funzioni. Jacques Herzog e Pierre de Meuron raccontano che la Tour Triangle “è concepita come un pezzo di città, fatto ruotare di 90° e posizionato verticalmente”, e illustrano questa affermazione ritagliando un frammento di tessuto edilizio haussmanniano e inserendolo nella sagoma della torre stessa. È un disegno potente, che rivendica il legame profondo tra l’edificio, presenza eccezionale per scala e forma, e la città ordinaria che lo circonda. Alle strade esterne corrispondono i sistemi di distribuzione orizzontali e verticali interni alla torre. Tra questi spiccano, in particolare, le ampie scale elicoidali, pensate come luoghi di una vita “permeabile” tra i diversi livelli, solitamente ermetici e collegati in primo luogo dagli ascensori. Il legame tra dentro e fuori non è solo concettuale, ma anche pratico, perché moltissimi spazi della Tour Triangle sono accessibili al pubblico: il centro culturale e il centro medico, già citati, ma anche la sequenza dei negozi al piano terra e il ristorante con terrazza panoramica in sommità.

Così, la Tour Triangle diventa un dispositivo (quasi) pubblico per osservare il panorama parigino da un punto di vista decentrato e inedito: per una volta, la Tour Eiffel non è il belvedere ma uno degli oggetti da ammirare! Ribaltando la prospettiva, a seconda dell’angolo da cui lo si guarda l’edificio appare sempre diverso: una lama, una piramide affusolata o uno schermo precisamente triangolare. Nelle intenzioni dei suoi progettisti, le sue pareti completamente vetrate ne trasformano la massa monolitica in un cristallo brillante ed evanescente che, come un palcoscenico, mette in mostra le tante attività che vi si svolgono. Il colosso di vetro emerge da un bosco urbano di quasi 70 mila metri quadri, che ne colonizza in parte le terrazze e gli interni. È l’aspetto più visibile, quasi dimostrativo, di una concezione dell’architettura improntata alla massima sostenibilità. Da questo punto di vista, la Tour Triangle si propone di rispondere e di sorpassare gli standard dei migliori edifici terziari contemporanei. Lo fa attraverso soluzioni passive – come la doppia pelle vetrata, studiata per trattenere il 90% del calore solare, e le molte finestre apribili – e attive, come l’illuminazione interamente a LED e l’impianto per il recupero dell’energia utilizzata dagli ascensori. Almeno un quinto dell’energia necessaria per il riscaldamento e il raffrescamento degli ambienti proviene da fonti geotermiche, mentre la facciata sud accoglie più di 1.000 metri quadri di pannelli solari.

La Tour Triangle, oggi prossima al completamento, ha avuto un iter progettuale e amministrativo complesso, accompagnato da forti polemiche alla scala locale, metropolitana e nazionale. È un ulteriore elemento che l’accomuna alla Tour Eiffel, che fece scandalo tra benpensanti e intellettuali – Guy de Maupassant la definì “un’alta e magra piramide di scale di ferro, scheletro sgraziato e gigante” – prima di assurgere a simbolo incontestato di Parigi e, forse, di tutta la Francia. E se la Tour Triangle riuscisse a ripetere questo exploit, davvero arduo in un’epoca di crescente diffidenza verso i grandi progetti? Ne riparliamo tra una decina d’anni!

Categoria: Architettura e Design
Titolo: La nuova icona di Parigi è un triangolo
Autore: Alessandro Benetti, architetto