Alla scoperta della Catalogna, sulle orme dei grandi artisti
Barcellona, Figueres e Horta de Sant Joan viste attraverso i capolavori di Gaudí, Dalì e Picasso.
Una teoria piuttosto accreditata fra gli studiosi fa risalire l’origine del nome “Catalogna” all’espressione “terra di castelli”, in riferimento ai numerosi manieri eretti nell’Alto Medioevo che punteggiano il territorio. Un’altra teoria suggerisce che il nome della regione dove soffiano i forti venti dell’indipendentismo derivi da “terra dei Goti”, in riferimento alle popolazioni barbare che vi si stabilirono a partire dal V secolo d.C. Indipendentemente dalla radice etimologica del nome, la Catalogna è molto di più del perimetro frastagliato di costa affacciato sul Mediterraneo. È identità e carattere, è orgoglio e tradizione, ma anche vivacità culturale, ravvisabile nelle tracce che alcuni dei più grandi artisti spagnoli al mondo hanno lasciato nella regione. Attraverso i capolavori di Antoni Gaudí, Salvator Dalì e Pablo Picasso è infatti possibile scoprire il volto più autentico e affascinante della Spagna meridionale, dove i tre artisti hanno vissuto, immaginato e creato alcune delle loro opere più note.
Quando si dice Catalogna si pensa subito alla sua capitale, Barcellona, che a propria volta richiama irrimediabilmente al suo cantiere architettonico più conosciuto, l’imponente Sagrada Familia, un progetto grandioso, rimasto incompiuto dal 1926, quando Antoni Gaudí rimase coinvolto in un incidente, dove perse la vita. Massimo esponente del Modernismo catalano, definito da Le Corbusier come il «plasmatore della pietra, del laterizio e del ferro», l’architetto ha lasciato testimonianza del suo genio creativo nell’emblematico edificio Art Nouveau, che al suo interno ne ospita le spoglie e che quest’anno verrà finalmente portato a termine, a 100 anni dalla sua scomparsa, dall’artista italiano Andrea Mastrovito, incaricato dalla Junta Constructora – Temple Expiatori de la Sagrada Família di completare la torre più alta della basilica cattolica (172 metri) con il suo Agnus Dei, un’installazione permanente che «proietterà fasci di luce sulla città», come da disposizioni dello stesso artista e che verrà inaugurata al cospetto di papa Leone XIV il prossimo 10 giugno.
Dalle forme sinuose della Sagrada Familia si passa alle stravaganze del Teatro-Museo Dalì, vero tempio del Surrealismo voluto, concepito e realizzato da Salvador Dalì in persona per la sua città natale, Figueres. In questa graziosa località dell’entroterra catalano, dove il pittore nacque nel 1904 e morì nel 1989, l’idea di un teatro celebrativo nacque dopo che l’allora sindaco di Figueres, Ramon Guardiola, chiese a Dalí di donare una sua opera per il Museo dell’Empordà. A questa richiesta l’artista non si limitò a rispondere donando una sola opera, ma un intero museo, espressione plastica della sua folle genialità. La scelta del luogo ricadde sul vecchio teatro municipale, che Dalí scelse per tre ragioni. Prima di tutto perché lui stesso lavorava anche in qualità di pittore teatrale. In secondo luogo, perché il teatro si trovava di fronte alla chiesa in cui era stato battezzato. Infine, perché era il luogo che aveva ospitato la sua prima esposizione. Il fascino spettrale dell’edificio, in parte distrutto durante la guerra civile spagnola, gli offrì uno spunto molto interessante da cui partire per creare un ambiente poliedrico, caratterizzato da tanti stili diversi e modellato dall’impronta inconfondibile dell’artista. Commissionato all’architetto Emilio Pérez Piñero, l’edificio venne inaugurato nel 1974 e ad oggi è “l’oggetto surrealista più grande del mondo”, come dimostra la sommità della facciata, decorata da gigantesche uova. Al suo interno, oltre alle principali opere di Dalì, si trovano anche dipinti di El Greco e Mariano Fortuny, altri due celebri pittori spagnoli collezionati dallo stesso maestro del Surrealismo.
Gaudí e Dalì non sono però i soli artisti ad avere mantenuto un legame profondo con la Catalogna. Come loro anche Pablo Picasso, nato a Malaga nel 1981, ma trasferitosi ad Horta de Sant Joan appena diciassettenne presso la casa dell’amico Manuel Pallarés, per poi ritornarvi nel 1909 in compagnia dell’amante Fernande Olivier. A colpire è proprio il suo legame speciale con la Catalunya, che rivive nei suoi quadri esposti al Centre Picasso di Horta de Sant Joan. Qui oltre 200 opere accompagnano alla scoperta del periodo catalano dell’artista e del fervore creativo che ne caratterizzò la giovinezza. In particolare, del primo soggiorno ci restano oggi opere dallo stile tradizionale, tipiche della cultura del tempo e non ancora segnate dall’impeto che sarà proprio del pittore maturo. Al secondo periodo a Horta de Sant Joan risalgono invece le prime sperimentazioni sul cubismo, oggi disseminate nei principali musei al mondo.
Tracce importanti dell’artista si ritrovano anche nel Museo Picasso di Barcellona. Situato in una stradina ai margini dei Barri Gòtic, il cuore della città vecchia, l’istituzione ospita quadri che risalgono al suo “periodo blu” e alcuni studi che precedettero la versione finale della Guernica, oltre a 44 versioni cubiste eseguite negli anni ’50 sul classico Las Meninas, il famoso dipinto di Diego Velázquez conservato al Museo del Prado di Madrid per un totale di 3.600 opere. Dal profumo salmastro della Costa Brava ai colori della Rambla, è la Catalogna che custodisce l’eredità meno conosciuta e più inconsueta di questi grandi artisti, che tanto hanno contribuito a popolare il mondo di bellezza.
Categoria: Travel
Titolo: Alla scoperta della Catalogna, sulle orme dei grandi artisti
Autore: Elena Fausta Gadeschi, giornalista
