Il balletto è vivo. E sta cambiando tutto
Da Romeo e Giulietta alle nuove creazioni: perché oggi la danza parla più che mai al presente.
La primavera è, per eccellenza, la stagione della rinascita e dell’amore e dunque non stupisce che i due più importanti teatri di altrettante capitali europee, Parigi e Madrid, abbiano in cartellone la storia dei giovani amanti, ahimé, “nati sotto contraria stella.”
L’Opéra Bastille ospita Roméo et Juliette, il balletto creato nel 1984 dal ballerino e coreografo sovietico Rudolf Nureyev (1938-1993) sulla musica composta nel 1935 da Sergei Prokofiev. Una coreografia che non risente affatto dei quarant’anni trascorsi ma che, anzi, presenta molti aspetti innovativi, a testimoniare della propensione alla sperimentazione e all’approfondimento psicologico di Nureyev. Una versione della tragedia shakesperiana contraddistinta da una sontuosa ed energica qualità cinematografica e da una cura particolare riservata a dettagli rivelatori: uno spettacolo senza tempo portato in scena dalle étoile e dal corpo di ballo dell’Opéra di Parigi.
Una lettura anticonvenzionale - anche nella scelta della musica, Tchaikovsky anziché il consueto Prokofiev – è quella che dell’opera di Shakespeare propose nel 2013 il coreografo svedese Mats Ek (1945): una coreografia audace e nondimeno coinvolgente, mirata a spazzare via convenzioni sceniche e cliché per dare invece rilievo al cuore dell’opera, ovvero l’amore, ingenuo e potente, dei due protagonisti-adolescenti. Uno spirito felicemente irriverente evidente fin dal titolo – Juliet & Romeo – con l’inversione dei nomi dei due amanti e ancora ben vivo nel nuovo allestimento portato in scena dal Royal Swedish Ballet al Teatro Real di Madrid.
Un’unione appassionata e purtroppo brevissima quella dei due giovani veronesi: ben diversa, invece, l’idea di nozze al centro del nuovo lavoro dell’acclamato coreografo catalano Marcos Morau (1982): il suo Svatbata (termine bulgaro per indicare appunto il “matrimonio”) debutta in prima mondiale il 19 maggio al Grand Théâtre di Ginevra. Creato per il prestigioso corpo di ballo del teatro ginevrino e ispirato al folklore bulgaro, ovviamente reinterpretato e reimmaginato, lo spettacolo di Morau vuole evocare un passato in cui la comunità era più salda e l’individualismo oggi dominante del tutto sconosciuto. Con il suo Svatbata il coreografo invita gli spettatori a “ritrovarsi sotto un cielo stellato, celebrando la vita e affrontando insieme i dilemmi che da sempre interrogano l’umanità.” Un rito da condividere, dunque, all’insegna della musica, del canto, dei fiori e, ovviamente, della danza.
Danza che non può essere pensata senza la musica, protagonista della nuova creazione del danzatore e coreografo statunitense - ma da tempo residente a Zurigo – Trajal Harrell, Leone d’Argento della Biennale Danza 2024: l’assolo Music Music. Histoire(s) du Théâtre VII debutta il 23 maggio al Volkstheater di Vienna nell’ambito delle Wiener Festwochen e sarà poi al Palazzo dei Congressi di Lugano l’11 giugno. Una coreografia che illustra con originale inventività la concezione della musica di Harrell: non semplice accompagnamento, bensì “memoria sedimentata, archivio vivente di esperienze e storia.” Il coreografo e danzatore condivide così con gli spettatori un’azione di scavo nella propria memoria, alla ricerca delle musiche conservate nel proprio inconscio. “Riascoltare, rivisitare, risentire: che cosa affiora dopo il passare del tempo?”
I misteriosi meccanismi della mente umana, spesso indagati ricorrendo alle nuove tecnologie, sono oggetto privilegiato d’indagine del coreografo britannico Wayne McGregor, in scena alla Royal Opera House di Londra con Alchemies, titolo che riunisce tre lavori: Untitled (2023), Yugen (2018) e una nuova creazione, incentrata proprio sull’infinitezza dell’immaginazione umana. McGregor non ha voluto svelare molto di più sulla sua ultima coreografia, ma siamo certi che saprà meravigliare il pubblico come i due altri titoli in programma: Untitled, ingegnoso e affascinante accostamento di movimento, luci e prospettive, un invito implicito a spostare lo sguardo così da cogliere inediti dettagli della realtà; e Yugen, personalissimo omaggio a Leonard Bernstein e ai suoi Chichester Psalms. Un trionfo dell’immaginazione è, poi, quello celebrato da Lewis Carroll con il leggendario personaggio di Alice, al centro della creazione di un altro coreografo britannico, Christopher Wheeldon (1973). Il suo Le Avventure di Alice nel paese delle meraviglie, creato nel 2011, torna ora in un nuovo allestimento a cura del Corpo di Ballo e dell’Orchestra del Teatro alla Scala di Milano, dal 21 al 30 maggio. Uno spettacolo tout public, fedele allo spirito del romanzo di Lewis Carroll, di cui il coreografo non tralascia le pieghe più oscure: una cucina da incubo, lo Stregatto stranamente incorporeo… Non si tratta però che di una delle tante sfumature di uno spettacolo che è un vero e proprio florilegio di invenzioni, a testimoniare del talento di Wheeldon nel piegare la tecnica del balletto classico a una sensibilità profonda e contemporanea. Ci sono il Cappellaio Matto che balla il tip-tap, un bruco sinuoso e la lunatica Regina di Cuori impegnata in una esilarante parodia dell’Adagio della Rosa della Bella Addormentata… Emozioni garantite dunque, per un balletto che, commuovendo e divertendo, mostra anche ai più scettici il potere immaginativo della danza, un linguaggio realmente universale.
Il palcoscenico come luogo magico, su cui prendono vita personaggi intensi e appaiono luoghi sconosciuti e affascinanti: uno spazio altro in cui artisti e spettatori condividono emozioni e pensieri, un rito antico che avvicina al significato più profondo dell’esistenza umana. E proprio sulla relazione fra artista e pubblico si concentra il performer spagnolo Alberto Cortés (1983) nel suo nuovo lavoro, El corazón de Ester, che debutta a Bruxelles, nell’ambito del Kunstenfestivaldesarts. Un misterioso manoscritto scritto da una donna, Ester, che consacra tutta la sua vita ai suoi cari, dimenticandosi piano piano di sé stessa. Una dedizione assoluta all’amore che nutre e, allo stesso tempo, ci trasforma in fantasmi. Cortés trasforma questa ispirazione in una performance rituale, invitando gli spettatori a ripensare a quanto possa essere intima e arricchente la relazione che, ogni volta, s’instaura con chi, sul palcoscenico, fa generosamente dono di una parte importante di sé.
La danza e il teatro come autentici atti d’amore.
Categoria: Lifestyle
Titolo: Il balletto è vivo. E sta cambiando tutto
Autore: Laura Bevione, giornalista
