L’intelligenza artificiale sta riscrivendo le regole della finanza
La rivoluzione dell’intelligenza artificiale non si misura solo in innovazione, ma nei capitali che sta mobilitando e negli equilibri economici che sta ridisegnando.
Quando si parla di intelligenza artificiale si pensa soprattutto a una rivoluzione tecnologica. Ma l’IA sta trasformando profondamente anche il mondo della finanza: dal modo in cui si fanno investimenti e si gestiscono i rischi fino ai meccanismi di raccolta e utilizzo del capitale.
Negli ultimi decenni l’economia digitale è cresciuta grazie a investimenti relativamente contenuti in computer, reti di comunicazione e software. Ma i nuovi modelli di intelligenza artificiale richiedono infrastrutture fisiche enormi: data center, semiconduttori avanzati, reti elettriche più potenti e sistemi di raffreddamento sofisticati. In un certo senso, la nuova economia digitale sta tornando ad assomigliare a un settore industriale.
La grande novità è la quantità di capitale necessaria a sostenere questa trasformazione. Aziende come Microsoft, Amazon, Alphabet e Meta stanno destinando centinaia di miliardi di dollari allo sviluppo dell’IA. Secondo diverse stime, la spesa complessiva potrebbe raggiungere i quattromila miliardi di dollari nel prossimo decennio. È una somma paragonabile al costo di costruzione di migliaia di aeroporti o di decine di migliaia di chilometri di linee ferroviarie ad alta velocità. I mercati appaiono disposti a finanziare questo sforzo perché considerano l’intelligenza artificiale una tecnologia destinata a cambiare l’economia così come in passato l’elettricità, le ferrovie o Internet.
Per oltre vent’anni, le grandi piattaforme digitali hanno generato ingente liquidità, utilizzandone una parte per riacquistare le proprie azioni e sostenere il valore dei titoli in Borsa. Oggi la situazione sta cambiando. La corsa all’intelligenza artificiale richiede investimenti così elevati che molte aziende tecnologiche stanno aumentando il ricorso sia al debito che a nuove emissioni azionarie. È un cambiamento importante: per anni il settore tecnologico ha fornito liquidità ai mercati finanziari; ora è diventato uno dei maggiori utilizzatori di capitale.
Il prossimo capitolo di questa evoluzione si è aperto con la recente e riuscita quotazione di SpaceX - la più grande di sempre, avvenuta a valutazioni stratosferiche - che ha confermato l’enorme appetito del mercato per le società protagoniste delle grandi trasformazioni tecnologiche e che farà da apripista allo sbarco in Borsa di altre società al centro dell’ecosistema dell’IA come OpenAI e Anthropic.
Per gli investitori, se da un lato, l’espansione dell’ecosistema dell’IA offre nuove opportunità di investimento, dall’altro rischia di aumentare ulteriormente la concentrazione dei mercati azionari. Poche grandi aziende potrebbero arrivare a rappresentare una quota sempre maggiore degli indici azionari. Di conseguenza, il risparmio di milioni di persone diventerebbe sempre più legato alle sorti di un numero limitato di imprese. Anche le emissioni di debito dei grandi gruppi tecnologici stanno raggiungendo dimensioni tali da mettere alla prova i tradizionali criteri di diversificazione degli investitori istituzionali.
L’intelligenza artificiale non sta però cambiando soltanto le modalità di raccolta e di uso del capitale, ma anche il funzionamento stesso dei mercati. I nuovi sistemi possono analizzare enormi quantità di dati e reagire in tempi impossibili per un essere umano. In teoria, questo dovrebbe rendere i mercati più efficienti. Paradossalmente, mercati più veloci ed efficienti potrebbero diventare anche più fragili: se tutti gli automobilisti ricevessero dallo stesso navigatore l'indicazione di prendere la medesima strada, il risultato potrebbe essere un enorme ingorgo. Qualcosa di analogo potrebbe accadere nei mercati finanziari se troppi investitori utilizzassero sistemi di IA basati sugli stessi segnali. Se tutti reagiscono agli stessi segnali nello stesso modo, il rischio è che gli errori si propaghino più rapidamente.
Un altro aspetto spesso sottovalutato è l’energia. L’intelligenza artificiale è percepita come una tecnologia immateriale, ma ogni elaborazione dei dati richiede grandi quantità di elettricità. Un singolo grande data center per l'intelligenza artificiale può consumare tanta elettricità quanto una città di medie dimensioni. La loro rapida crescita sta già modificando le previsioni sulla domanda di energia in molte economie avanzate. Questo fenomeno crea nuove opportunità di investimento nelle reti elettriche, nelle infrastrutture e nelle energie rinnovabili. Ma può anche aumentare i costi dell'energia e rendere più difficile il raggiungimento degli obiettivi climatici.
È comunque evidente che l’IA si stia affermando, in pochi anni, come una vera e propria forza macroeconomica. Le risorse necessarie per finanziarne lo sviluppo sono ormai così ingenti da influenzare i flussi globali di risparmio e di investimento. E nel tempo, questa domanda di capitale potrebbe incidere sui tassi d’interesse, sulla disponibilità di finanziamenti per altri settori dell’economia e persino sugli equilibri economici internazionali.
Nel lungo periodo ci si attende che l’intelligenza artificiale comporti un forte aumento della produttività. Tuttavia, la storia insegna che ogni grande rivoluzione tecnologica attraversa fasi di entusiasmo, in cui il confine tra aspettative ragionevoli ed euforia tende a sfumare. Questo non significa che l’IA sia una bolla destinata a scoppiare. Anche le grandi innovazioni del passato - pur avendo attraversato periodi di eccessivo ottimismo - hanno poi trasformato l’economia.
La domanda è se i benefici economici effettivi si dimostreranno all’altezza delle aspettative di un mercato che oggi sta mobilitando migliaia di miliardi. La vera misura del successo non sarà il valore raggiunto in Borsa dalle aziende dell'IA, ma la capacità di trasformare questo enorme flusso di investimenti in crescita economica, produttività e innovazione durature.
Categoria: Scenario
Titolo: L’intelligenza artificiale sta riscrivendo le regole della finanza
Autore: Dante Roscini, professore
