New York, la città che torna all’acqua
Con l’East River Park di Bjarke Ingels, prende forma un nuovo modello di waterfront.
L’inaugurazione di una nuova porzione dell’East River Park di New York, progettata da Bjarke Ingels, fondatore dello studio BIG e tra i più noti e prolifici architetti contemporanei, è un tassello importante di un lungo processo di riconquista dei waterfront della città. Lo skyline urbano di New York e in particolare dell’isola su cui sorge il suo centro principale, Manhattan, appare a distanza come una solida scogliera di edifici alti, una muraglia compatta che emerge dal fiume come una barriera che lo separa dalla città. La soglia tra terraferma e acqua, in effetti, è stata a lungo invalicabile, per la presenza delle infrastrutture portuali, ma soprattutto perché a partire dagli anni ’30 del Novecento il perimetro dell’isola ha accolto tre diverse autostrade: la Henry Hudson Parkway e la West Side Highway a ovest, sull’Hudson, e la Franklin Delano Roosevelt East River Drive, a est. Per quasi un secolo, la presenza di queste vie di comunicazione ha impedito ai newyorkesi di godere della presenza del fiume, comunque inquinatissimo. Al contempo, ha aumentato la vulnerabilità della città agli eventi climatici estremi, perché ha compromesso le capacità di autoregolazione delle coste naturali.
Così, dagli anni ‘90 New York ha deciso di cambiare rotta e di definire un nuovo rapporto con l’acqua che la circonda, su cui affacciano tutti i suoi cinque boroughs (i distretti in cui è suddivisa). Il primo Comprehensive Waterfront Plan (piano globale per i waterfront) è stato approvato all’inizio di quel decennio, in concomitanza con una fase avanzata della deindustrializzazione urbana, che ha reso disponibili grandi aree costiere prima occupate da attività produttive e di stoccaggio, oltre che della maturazione della coscienza ecologica delle autorità e dell’opinione pubblica. Dal 2010, il Comprehensive Waterfront Plan è aggiornato ogni dieci anni, per perfezionarne le strategie in base ai risultati ottenuti, alle risorse disponibili e alle esigenze in evoluzione della città – l’ultima versione è stata completata nel 2021 ed è liberamente accessibile online. Sulla scorta di questi fondamentali documenti d’inquadramento, le coste del Bronx e di Staten Island, del Queens, di Brooklyn e di Manhattan si sono profondamente trasformate, riscoprendo la loro natura di fronti sull’acqua e non più di retri, backyard di una metropoli che aveva dimenticato di essere cresciuta su di un vero e proprio arcipelago alla foce dell’Hudson.
Sul fianco est di Manhattan, ad esempio, è in corso di realizzazione l’East Side Coastal Resiliency Project (ESCRP), letteralmente il Progetto di resilienza costiera dell’East Side, di cui fa parte anche l’East River Park di Bjarke Ingels, situato appena a nord del Williamsburg Bridge. L’intervento, che si estende in lunghezza per quasi tre chilometri ed è costato un miliardo e mezzo di dollari, è stato sviluppato da BIG con Mathews Nielsen Landscape Architects (MNLA), ONE Architecture & Urbanism e AKRF, sotto la direzione del New York Department of Design and Construction (NYDDC), il settore degli uffici comunali dedicato ai lavori pubblici. I suoi progettisti sottolineano che l’East River Park è stato concepito come parte di un “parkipelago”, crasi dei termini inglesi per parco e arcipelago, ossia di una costellazione più ampia di aree verdi e attrezzate interconnesse tra di loro. Come in altre operazioni newyorkesi recenti di questa natura, l’ambizione è duplice. Da un lato, si creano nuovi spazi pubblici e di aggregazione che siano attrattivi per i quartieri vicini – che qui sono quelli un tempo malfamati e ancora complessivamente popolari di Alphabet City –, e per tutta la città. Dall’altro lato, si produce un buffer ambientale che protegge il litorale dalle inondazioni, un tema particolarmente sentito dai newyorkesi dopo la tragedia dell’uragano Sandy del 2012.
L’East River Park è innanzitutto una diga, che ha un’altezza media sul livello del mare di 20 metri e integra paratie mobili, paraflutti e una stazione di pompaggio. Questa infrastruttura imponente e tecnicamente avanzata è anche la piattaforma sopra la quale si dispongono grandi prati e una ricca vegetazione di 21 mila tra cespugli e piante, oltre a 600 alberi ad alto fusto. A questi si affiancano gli spazi pavimentati delle passeggiate, degli slarghi e delle gradinate, e ancora una serie di campi sportivi, da basket e da tennis, e un’importante sottostazione elettrica, che serve buona parte di Lower Manhattan. Due passerelle pedonali e ciclabili scavalcano la Franklin Delano Roosevelt East River Drive, ancora in funzione, collegando il parco agli isolati limitrofi. Nelle parole di Bjarke Ingels, l’East River Park è “la prima manifestazione fisica di una visione durata un decennio (…), un nuovo paesaggio elevato e ondulato, dove ogni isola verde ha un carattere preciso e si presta a un uso deciso dalla comunità (…). La protezione dalle inondazioni si trasforma in un caleidoscopio di esperienze quotidiane. È la prova che il futuro delle nostre città può essere allo stesso tempo sicuro dalle inondazioni e pieno di vita”. L’intervento comprende anche la realizzazione del nuovo Solar One Environmental Education Center, il cui progetto è stato coordinato sempre da BIG. Il piccolo padiglione di due piani fuori terra, interamente rivestito in legno e aperto verso il fiume con una grande finestra panoramica, è alimentato ad energia solare. È concepito come un servizio di emergenza in caso di black-out – durante l’uragano Sandy molti quartieri di Manhattan erano rimasti al buio – e come un centro d’informazione e sensibilizzazione sui temi del cambiamento climatico e delle energie rinnovabili. Alla porzione del parco inaugurato in questi mesi si aggiungeranno nei prossimi anni altri frammenti del parkipelago. BIG, in particolare, sta progettando, con Turner & EE Cruz Joint Venture, SCAPE Landscape Architecture, and Arcadis, il North/West Battery Park City Resiliency Project (NWBPCR), che avvolge la punta meridionale di Manhattan, fino a connettersi con uno dei simboli di New York, città d’acqua contemporanea: il Little Island Park di Heatherwich Studio, MNLA e Arup, iconica isola artificiale di 11 mila metri quadri, precisamente quadrata in pianta ma dall’altimetria irregolare come un paesaggio collinare, che dal 2021 galleggia sulle acque dell’Hudson.
Categoria: Architettura e Design
Titolo: New York, la città che torna all’acqua
Autore: Alessandro Benetti, architetto
